ITINERARIO

Il centro storico

San Damiano ci apre le sue porte di casa e ci accoglie per una passeggiata tranquilla tra le sue stanze fatte di chiese e di palazzi storici e tra i suoi corridoi fatti di vie, di portici e di piazze.

Molti sono gli angoli su cui soffermarsi con curiosità per conoscere e ammirare, lasciando che l’arte e la Storia nascoste qua e là ci facciano sentire piccoli, ma nel modo giusto, come entrambe sanno fare.

Scoprire a passeggio l’arte e la storia di San Damiano

Un punto preferenziale da cui iniziare una passeggiata alla scoperta del centro storico sandamianese? Semplicemente non c’è, dal momento che state per visitare una delle poche villae novae supersiti: la geometria dell’abitato è infatti quella tipica delle fortificazioni romane, un tempo circondata da quattro bastioni, ora divenuti piacevoli viali con tigli e platani. L’aspetto urbanistico è sostanzialmente immutato rispetto al rilievo del catasto del XVIII secolo, ancora oggi i perni della città sono l’assiale Via Roma e la centrale Piazza Libertà.

Se arrivate da Asti, nell’omonima piazza all’estremità dell’abitato troverete subito il primo gioiello, la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Risalente al 1400, presenta un’imponente facciata barocca divisa da una modanatura interrotta da un’apertura sagomata, con all’interno tre navate sontuosamente decorate e affrescate e il coro con ancora la disposizione delle sedute originaria. Sembra che un’antica cappella con lo stesso nome esistesse già addirittura prima della fondazione della città e che intorno ad essa si fosse creato un piccolo insediamento, secondo i documenti del 1202. A fianco dell’edificio si erge l’unica testimoniaza del periodo gotico: il campanile, antica torre difensiva che svettava imponente sulla cinta muraria medievale. A sinistra invece, la chiesa della Confraternita dell’Annunziata del sedicesimo secolo, con il suo timpano bianco. Tre volumi maestosi che creano una composizione architettonica tanto singolare quanto interessante: tre edifici che parlano linguaggi diversi ma che si compenetrano e si accostano in armonia, conferendo alla piccola piazza una certa qualità.

Cominciamo a percorrere Via Roma, incontrando il selciato di pavimentazione che ricopre tutto il centro storico e le prime sequenze di archi che con le loro volte a botte che ci parlano dell’eleganza del passato dello spazio pubblico. Al numero 6, se solleviamo lo sguardo, possiamo ancora apprezzare alcune delle antiche orditure lignee.

Ristrutturata nel Settecento, su probabili preesistenze medioevali, Casa Castel­li fu la dimora degli architetti Giuseppe e Filippo Castelli. Il palaz­zo, in mattoni a vista, situato all’angolo fra via Roma e via Gioberti, è a due pia­ni su porticato e venne progettato – ri­porta il Daneo – dallo stesso Filippo, au­tore fra l’altro anche del campanile del­la Confraternita di San Giuseppe.

Accanto a Casa Castelli notiamo un palazzo do­ve i tratti dell’architettura gotica sono più chiaramente leggibili, soprattutto dopo il recente restauro: si veda ad esempio la strombatura della fascia inferiore aperta anch’essa a porticato, elemento, quest’ul­timo, che caratterizza tutto il centro sto­rico secondo il caratteristico modulo pa­dano.

La porta accanto è quella di Casa Berroni (1700); continuando, troviamo sulla destra il Palazzo dei Conti Ceco e a sinistra apprezziamo una variazione di stile con il Liberty di Casa Garola.

Pochi passi ci porteranno in Piazza Libertà, al cospetto della Chiesa di San Giuseppe (1700), considerata una delle più belle chiese barocche del Piemonte, dall’interno splendidamente decorato e  con l’alta torre dell’orologio dal severo ordine tuscanico.

Giungendo in piazza Libertà si pongono subito in evidenza alcuni pa­lazzi barocchi degni di nota. Anzitutto l’antico Palazzo comunale che, eretto su un porticato con pilastri binati e archi a tutto sesto, è unito internamente a Palazzo Vagnone, uniforme al primo nei caratteri decorativi esterni. L’edificio consiliare, che venne costruito nel 1763-­64 su disegno di Giusep­pe Castelli, risultò ben presto insufficiente a contenere gli uffici comu­nali, e dopo aver acqui­sito Palazzo Vagnone, il comune nel 1884 ne affidò la ristrutturazione per adattarlo a contenervi le scuo­le elementari.

Nuova sede del comune di­venne quindi il Palazzo Carlevaris (1700), co­sì chiamato dal nome del Conte che lo acquisì nel 1884. L’interno, che si articola su due piani, a cui se ne aggiunge un terzo formato da mezzanini risalenti ad una ristruttu­razione ottocentesca, si distingue per i sontuosissimi saloni signorili con stucchi, affreschi e sovrapporte dipinte perfettamente conservati. Al piano nobile, un passaggio aulico finemente decorato, “la galleria”, permette di raggiungere l’edificio adiacente con aristocratica comodità.

Prendendo Via San Vincenzo, ci troveremo davanti alla Chiesa di San Vincenzo Martire, custode di un magnifico dipinto di gran valore rappresentante la vittoria dei Cristiani sui Turchi nella Battaglia di Lepanto. L’originale profilo del campanile è senz’altro un’icona della città.

Dando un’occhiata a sinistra sul retro di Palazzo Carlevaris, guardando Piazza Alfieri, proviamo ad immaginare quello che un tempo era il rigoglioso giardino privato della nobile famiglia.

Ritornando in Piazza Libertà, sul lato opposto rispetto al municipio vi sono il palazzo dei Conti Ceca di Vaglierano e Casa Demarie, un antico edificio della seconda metà del XVIII secolo, e al fondo di Via Garibaldi Casa Maccari.

Finiamo di percorrere Via Roma e giungiamo in piazza Camisola, dalla quale si sviluppa la città nuova in direzione di Canale. Volgiamo lo sguardo a sinistra e, dopo pochi passi all’ombra degli alberi, incontriamo il niveo scalone aulico di gusto eclettico che conduce alla Piazza 1275, spesso scenario di eventi e manifestazioni. Subito a sinistra, sul baluardo Montebello, possiamo ancora ammirare la settecentesca Casa Daneo con i suoi meravigliosi soffitti affrescati ed il prestigioso Palazzo Pescarmona.

A questo punto possiamo ritornare al punto di partenza passeggiando per il baluardo Montebello o l’opposto baluardo Magenta, e quale migliore conclusione della nostra passeggiata di una visita all’Enoteca Regionale? Inaugurata nella storica sede che sino agli anni Sessanta ospitava le carceri, l’Enoteca è situata in Via Via Carceri 1 , molto vicino all’inizio del nostro percorso. La sua attività è mirata alla tutela, valorizzazione e promozione sia della vitivinicoltura che delle tradizioni gastronomiche tipiche. Barbera? Freisa? Grignolino? C’è solo l’imbarazzo della scelta,… alla salute!

I personaggi illustri

San Damiano può vantare i natali di numerosi personaggi illustri, nelle più varie discipline. In Architettura Giuseppe e Filippo Castelli, quest’ultimo attivo per lo più a Torino dove eseguì tra le varie opere la Cappella dell’Ospedale San Giovanni Battista, di impianto neoclassico. Meno noti, ma prosecutori di una salda tradizione, gli architetti Antonio Capellino e Giambattista Petrino. Nella folta schiera di autori settecenteschi va ricordato Giovanni Peruzzi (morto nel 1774), autore ad Asti, dove risiedeva, dell’ex chiesa della confraternita di San Michele e del prospetto della demolita Chiesa dell’Annunziata Grande. Il Peruzzi lavorò a fianco di Bernardo Vittone alla costruzione absidale del Duomo dirigendone i lavori e progettando le sacrestie. In provincia ideò la Parrocchiale di Mongardino e nel Cuneese quella di Corneliano d’Alba. Per la pittura ricordiamo invece Giuseppe Monticone, pittore e discreto collezionista. Apprezzato dall’élite culturale ottocentesca piemontese, si conserva ad Asti presso la pinacoteca civica un suo ritratto ad olio eseguito da Vittorio Alfieri. E gli uomini di scienza? Non sono mancati: Francesco Giuseppe Gardini, studioso di botanica, chimica e fisica ed il nipote Giuseppe Camisola, botanico. Ultimo solo per l’ordine di questo breve elenco è Felice Daneo (Asti, 1825 – Cuneo, 1890), storico fecondo che dedicò alla sua terra d’origine numerosi testi, dal valore scientifico indiscusso, al quale è dedicato annualmente un concorso letterario per adulti e ragazzi.