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La storia di SanDamiano D'Asti?
Terre alfieri
la porta tra Monferrato e Roero
Situata tra Roero e Monferrato sulle Colline Alfieri, San Damiano d'Asti (48 km²) è il secondo comune più esteso della provincia. Il borgo nacque per scopi strategici tra il 1275 e il 1276, dopo che la vittoria astigiana a Roccavione contro Carlo d'Angiò portò alla distruzione dei castelli locali. Gli abitanti furono trasferiti nel nuovo centro, progettato con pianta a oppidum romano. Testimonianza del passato sono la torre di Marcellengo (1223) e l'antica Porta Sotèra.

Le origini di San Damiano d’Asti.
Tra guerra e fondazione
Situata tra Roero e Monferrato sulle Colline Alfieri, San Damiano d'Asti (48 km²) è il secondo comune più esteso della provincia. Il borgo nacque per scopi strategici tra il 1275 e il 1276, dopo che la vittoria astigiana a Roccavione contro Carlo d'Angiò portò alla distruzione dei castelli locali. Gli abitanti furono trasferiti nel nuovo centro, progettato con pianta a oppidum romano. Testimonianza del passato sono la torre di Marcellengo (1223) e l'antica Porta Sotèra.


Il borgo di Marcellengo
Ad oggi denominato Torrazzo, è retto dai Benedettini ma di influenza astigiana. Tutte queste difese vennero distrutte dagli Astigiani che approfittarono della vittoria sugli Angioini per eliminare l'ambizioso vicino: essi imposero ai vinti la costruzione di una villa nova nel territorio amico di Marcellengo smantellandone la vecchia fortezza. Scelsero la pianura dove già si teneva l'antico mercato di Marcellengo e dove sorgeva la chiesetta di San Damiano.


Una geometria perfetta
La perfetta geometria del centro storico ci racconta come gli Astigiani vollero erigere un oppidum difensivo per proteggersi verso Alba: la villa nova fortificata si popolò rapidamente diventando uno dei perni del sistema difensivo astese. San Damiano rimase legato ad Asti, quasi un borgo "extra muros" e nei secoli successivi ne seguì le alterne sorti nell'ambito delle molteplici lotte. In seguito alla pace di Cherasco del 1631 San Damiano passò a molti personaggi illustri fino a fine XIX secolo.





Il foro Boario
Che cos'era?
Nato come fulcro del commercio agricolo, la sua funzione primaria era la compravendita del bestiame. Sotto le sue arcate si riunivano allevatori e mediatori per la compravendita della prestigiosa Razza Piemontese, rendendo il paese un punto di riferimento mercatale tra Asti e Alba.
Il suo ruolo oggi
Dopo una moderna riqualificazione, è diventato una struttura polivalente e riscaldata. Oggi ospita i grandi eventi della tradizione, come la Fiera Storica del Cappone, oltre a mercati, degustazioni enogastronomiche e appuntamenti culturali, confermandosi cuore sociale della comunità.
Palazzo Carlevaris: sede comunale
L’imponente Palazzo Carlevaris, sede del Comune, fu ristrutturato tra il 1762 e il 1764 da Giuseppe Castelli.
La sua storia è legata all'avvocato Carlo Giuseppe Carlevaris che, inviato nel 1722 a Torino per riscattare il feudo dai San Martino di Agliè, lo acquistò invece per sé, ottenendo il titolo di Conte. Dopo un lungo contenzioso con la popolazione, la famiglia mantenne l'edificio fino al 1875; nel 1884 fu infine acquisito dal Comune, che vi si insediò l'anno seguente.


Chiesa di San Giuseppe
Capolavoro del tardo barocco piemontese (1715-1745), la Chiesa di San Giuseppe incanta per l'interno affrescato e la sua cupola ellittica, decorata esternamente con vivaci tavolette in cotto tricolore. Tra le tradizioni secolari della Confraternita spiccano l'esposizione del pallio il 19 marzo, simbolo della cura pastorale, e la vendita pasquale dei caritùn: tipiche pagnottine marchiate a fuoco il cui ricavato, fin dal Cinquecento, è destinato a scopi benefici e alla cura del tempio.

Chiesa Santi Cosma e Damiano
La Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, attestata dal 1484, sorge trasversalmente al corso principale per antiche esigenze difensive. Elemento iconico è il campanile, ricavato dalla torre trecentesca posta a difesa di Porta Sotèra. All’interno spiccano il coro quattrocentesco, il pulpito ligneo di Augusto Costa (1902) e l'organo dei Calosso (1868). La navata centrale vanta preziosi affreschi di Luigi Morgari e un pavimento a mosaico del primo Novecento con stemmi papali e vescovili.
